martedì 24 marzo 2009

Turismo: tempo perso o tempo ritrovato?


Non so quanti di voi hanno letto Marcel Proust, ma io vi consiglio vivamente di leggere almeno alcuni dei romanzi della sua Recherche, la cui idea poetica fondamentalmente sta nel tentativo di cogliere in atto le mutazioni del divenire della vita, per rincorrere quell' assoluto e disperato bisogno dell' uomo di sottrarre al consumo del Tempo le nostre più intime sensazioni e i nostri più profondi ricordi.
Questo mi è venuto in mente a proposito delle mie riflessioni sul turismo. Non c' è dubbio che che la pratica del turismo, divenuta e per il fatto di essere divenuta fenomeno di massa, ha a che vedere con la psicologia esistenzialistica proustiana, su un piano diverso però da quello di Proust. Al fondo del nomadismo turistico sta secondo me un intimo bisogno di non lasciarsi sfuggire le cose della vita, e del mondo, e di "fissarle" nelle foto-ricordo e nei video amatoriali. Per storicizzarle e comunicarle: Proust lo faceva con gli strumenti della letteratura e dell' arte, i turisti, più prosaicamente, con gli strumenti della tecnologia.

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